Archivio mensile:gennaio 2013

NEVICA. NON NEL MIO CUORE.

Questa giornata è a metà. E la notte è sempre la parte più importante. Esattamente quelle ore che precedono il nuovo giorno. Lì condensiamo più o meno tutto. Lì, programmiamo sogni, progettiamo i nostri impegni, pensiamo, sospiriamo, viviamo. Amiamo. Odiamo.

Ho paura. E questa frase, la lascio a metà.

Annunci

PENSIERI NOTTURNI CHE RITORNANO IL GIORNO DOPO

“Son sotto alle coperte, ho ascoltato musica sinora, ho tremila pensieri per la testa. Spero di non essere pazza a volerti così tanto e di essere felice il più a lungo possibile. E spero che tu non ti penta mai di avermi incontrata. Ho avuto tante batoste nella mia vita e quando sono felice non mi sembra vero. Non mi sembra vero che possa esistere qualcuno che mi apprezzi, mi voglia bene, mi ami. Vorrei tanto che tu non fossi solo un sogno e che in un modo o nell’altro tu ci sia. Avevo bisogno di uno come te al mio fianco. Ora che ti ho trovato, ho paura di fare qualcosa per cui sia costretta a perderti. Non so cosa mi prende, sarà tutto quello che ho dentro che mi porta ad essere sempre scettica ed insicura di me. Spero tu sia davvero sincero con i tuoi sentimenti. Io lo sono, per quanto sia frenata da mille blocchi che però supererò, lo prometto. Te lo prometto”.

SON SCOMODA SU QUESTA SEDIA

Mi tengo sveglia con strani movimenti. Accavallo ritmicamente le gambe, poi distendo i polpacci. Faccio avanti e indietro con la schiena, sbattendo di tanto in tanto contro lo schienale rigido e legnoso. Sgranchisco le spalle, cambio di continuo canzone. Son sveglia, sì. Provo a tener gli occhi aperti buttando giù queste parole. Senza la minima idea di cosa scriverò. Sto per scrivere.

Intorno a me ci son rumori, brusii, cigolii, la ventola del computer e il tremolio della mia gamba, ora piegata sotto il sedere, mentre l’altra penzola nel vuoto e sfruscia un’altra gamba, quella della sedia. Un gioco di incroci e sotterfugi, che scade nella banalità del tempo che sta passando. Già, il tempo passa. E non sai mai come trattenerlo. Dargli la giusta importanza.

Deglutisco. Mi è cascata giù una pantofola. Sento ancora nelle orecchie il tonfo. Secco, precipitoso. Si sta concludendo una settimana intensa. Due esami buttati alle spalle, altri due da preparare. Vorrei che accanto a me, ora ci fosse una bottiglia di qualcosa di frizzante, che bollicina dopo bollicina mi facesse evadere da questo reale moto di eventi, elevandomi a pensieri e realtà troppo vicine al mio cuore e lontanissime dal mio cervello. Dal mio reale.

Sono a metà. Metà del cielo, siedo a metà della terra. In questa camera piena di luci, colori, piena di questi anni di vivace solitudine, pazienza, temerarietà, voglia di futuro. Desiderio di presente fatto apposta per stravolgere il passato.

Sono a metà, a metà delle mie cose, di quelle cose che pensi perchè vorresti viver qualcosa di speciale, a metà di quelle cose che provi nell’animo e sogni nel cuore. Sono a metà anche del mio dovere, delle mie scelte, del mio quotidiano. In bilico, come il fulcro di una leva, quello che determina l’equilibrio. Ma l’equilibrio, è davvero a metà? Forse a metà del cielo.