HO FATTO ALCUNE PAROLE: LA MIA AUSTRALIA

Quando hai troppe cose da fare. E non ne fai nessuna. Pensi e ripensi a quando e come farle. Pianifichi. Organizzi il tuo tempo. E nel frattempo perdi un sacco di tempo. Sensi di colpa cominciano a sgorgare fuori. Risalgono lungo il petto. Poi sprofondano nel tratto più basso dell’intestino. Si fanno spazio lì. Si crea del vuoto. Sempre più esteso. Un rimbombo sordo. No no, è perfettamente udibile. Ti viene voglia di junk food. download (1)E sai anche come procurartelo. Ma c’è qualcosa che ti trattiene sulla sedia dove non riesci a trovare quella posizione di pace e rilassatezza. Le gambe si muovono ad intermittenza, le braccia si protraggono a stirare dei muscoli fin troppo sotto pressione. Poi arriva la fase dello schiocco delle dita. Tac tac tac. All’ultimo ‘tac’ le labbra cominciano a corrucciarsi e mordersi, la lingua si ritrae. Ed il collo comincia a piegarsi prima su un lato. Poi sull’altro. Un movimento che smuove un po’ il cervello. Un risveglio. Bisogna attivarsi in qualche modo. E allora digiti le prime lettere del tuo blog. Ti compare la stringa del sito. Ci clicchi sopra. ‘Nuovo articolo’. Ecco il risultato.

Sono al mio terzo mese qui in Australia e mi è venuta voglia di raccontarlo. Quando qualcuno mi chiede: “Allora, come sta andando?”, nella mia mente comincio a ripescare quelle risposte fatte della serie “bene, grazie” – “tutto benissimo, mi sto divertendo” – “studio a parte, me la godo”, ecc ecc. Ma davvero, non ho mai speso più di tante parole. E’ come quando sei in riserva di energie o riserva di ossigeno e centellini tutto. E’ come quando ti senti spiazzato e non sai come reagire a qualsiasi stimolo. E’ come quando hai tra le mani qualcosa più grande di te e hai paura di rovinare tutto.

Ma ora, forse, qualche parola riesco a farla. L’Australia è stata il mio sogno da sempre. Sin da quando ero una giovane fanciulla con il grembiule rosa a quadretti e la maestra chiedeva di scrivere i “pensierini”, io immaginavo l’Australia come un posto incantato, lontano, dove le mie bambole e i miei desideri potevano prendere vita e sorridermi. Poi è arrivata la lezione sulle cartine geografiche e sulle riproduzioni in scala. Uno, due, tre, quattro, cinque…mi son messa a contare i quadratini che separavano l’Italia dall’Australia, a moltiplicare per il coefficiente di riduzione e…a continuare a sognare quel posto lontano, incantato, lontanissimo. Quel posto in cui sono ora, qui seduta sulla mia sedia grigia rotante, con le gambe accavallate e i piedi ancora umidi dopo la doccia. Ho le labbra appena schiuse e secche, gli occhi spalancati e intorno a me è tutto buio, se non per qualche rivolo di luce che si divincola qua e là dalla mia tenda oscurante.

Respiro. Io sto bene qui. Non c’è giorno che passa senza che non impari qualcosa. Certo, lo studio non mi consente di viaggiare come vorrei e di godermela come vorrei. Ma l’estate è alle porte. Manca un mese! Sì, un mese e poi relax, canguri, koala, spiagge bianche, riserve naturali… Ho un nome per questa esperienza. “La mia Australia”. Mia, perchè ne son protagonista e voglio vivermela senza alcune pressioni e affanni. Mia, perchè voglio viverla a modo mio. IMG_1450La mia Australia è quel cartello appeso sulla porta della mia stanza con dipinto il mio nome. La mia Australia è quando raggiungo i miei compagni qui nella sala mensa e scambiamo due chiacchiere con una tazza fumante alla mano e pancakes e salsiccia nel piatto. La mia Australia è quando preparo la borsa, ci metto dentro il tablet, quel quaderno su cui prendere appunti in caso di “battery death”, la bottiglietta dell’acqua che posso riempire e riempire senza pagare un centesimo (acqua pubblica a tutti gli effetti), il sacchetto con i sandwich per il pranzo e poi lei…la chiave! “Oddio ho preso la chiave?” – “Dov’è la chiave?”. 5$ se te la dimentichi in camera. A quei 5$ ci tengo.
La mia Australia è quando raggiungo la fermata dell’autobus davanti alla stazione. Il bus 9 o 9N per l’Uni. E lì ci trovo sempre l’autista sorridente che ti saluta e ringrazia quando poi scendi. L’autista che aspetta sempre che ci siamo tutti e se vede qualcuno in lontananza scapicollarsi per raggiungerlo, guida verso di lui, gli apre la porta e ripete ancora quel “Good morning” con tanto di sorriso (saranno protagonisti in incognita della Sensodyne? Probabile). La mia Australia è quando arrivo nel campus e vedo l’Uni Shop con le sue vetrate piene di libri, il laghetto con una fauna di uccelli e conigli da far invidia al Parco Urbano di Forlì, il cinguettio stridulo dei cocktails a cui fa eco il passo sordo di studenti un po’ assonnati intenti a reggere il proprio flat white della giornata, e poi qualche skateboard che schizza qua e là. La mia Australia è quella library sempre affollata e mai silenziosa, in cui però riesco a studiare e trovare pace (sarà per via degli alberi altissimi che fanno ombra dalle vetrate? Probabile). La mia Australia son poi le lezioni e l’entusiasmo che provo quando riesco a capire tutto quello che i prof dicono (yes!!!) e i ragazzi che ho conosciuto. Come sono gli aussie? Cordiali, simpatici, affabili…un po’ pigri e abbastanza socievoli. Non molto inclini ad uscire con noi studenti internazionali, ma suppongo sia perchè sono consapevoli di parlare un inglese alquanto arduo anche per chi l’inglese lo ha studiato e ristudiato per anni e anni.

La mia Australia e quando esco la sera per feste universitarie, trivia night o eventi vari, mi guardo intorno e oltre a rivolgere un pensiero di stima e cordoglio ad Enzo Miccio,download penso che dovrebbe essere davvero bellissimo poter avere, cucito addosso, un’aura di totale indifferenza verso quello che qualcuno potrebbe pensare di noi! Chissenefrega, ecco, hanno un bel “chissenefrega” cucito addosso. E sono sempre rilassati, tranquilli (sì, parlo sempre degli aussie). Quella maglia verde non-so-che con quel pantalone marrone meglio-non-specificarlo e quelle scarpe perennemente slacciate sono tutto fuorchè un abbinamento? Chissenefrega. Quei capelli che in teoria dovrebbero esser biondi, ma poi, non si sa perchè, diventano arancioni, gialli, blu, viola…e poi quel ciuffo nero vicino alla nuca ti suggerisce che c’è qualcosa che non va sin dalla radice, son tutto fuochè capelli “alla moda”? Chissenefrega. E potrei continuare, ma amo troppo gli aussie!

La mia Australia è quella Carlton Black stranamente più buona della Guinness, quegli spaghetti-bolognese-al-dente che mi fanno sentire a casa. Quel faro nell’oceano, simbolo di Wollongong, che mi guarda sempre mentre raggiungo la spiaggia, stendo la mia beach-towel, mi sdraio e sprofondo in sonni alquanto rilassanti.

La mia Australia sono queste mura che ora mi proteggono. L’odore di lavanda del mio Ajax spruzzato a tutta forza per “fare la polvere”. La mia Australia sono i ricordi che sinora ho nel cuore. Le gioie. Le delusioni. I cambiamenti.

La mia Australia è aver capito che ovunque andremo, anche nel posto più lontano del mondo, noi, il nostro animo, i nostri pregi, i nostri difetti, le nostre ambizioni più forti, i nostri affetti, i nostri bisogni, non cambieranno mai.

La mia Australia è ancora in progress. Farò altre parole. E le condividerò ancora.

Ma ho ancora voglia di junk food.

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4 thoughts on “HO FATTO ALCUNE PAROLE: LA MIA AUSTRALIA

  1. sognandolinglese ha detto:

    Ottimo racconto, ma vacci piano col junk food! 🙂

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