Gelosi del suo passato: pensieri spessi e grigi. Ci vuole un temporale

Lo confesso, non scrivo da un po’. Ma spesso ho pensato e ripensato al mio vecchio blog, a quella voglia di buttarci su tutti i miei pensieri. A quell’incipit particolare che avrebbe levato via il tappo di tutte le mie frustrazioni. A quella parola. Ma ciò che sinora mi è mancata è stata la forza di fare il login e digitare quell’incipit. Incipit poi svanito nell’etere, chi se li ricorda più!

Ma oggi ho deciso di scrivere, anche se di incipit non ne ho alcuno. Forse ho solo voglia di mettermi nero su bianco e, dopo due tentativi di password falliti ed un terzo, alquanto preoccupato, riuscito (confesso di non avere più la memoria di una volta) eccomi sulla pagina vuota di questo post ancora senza titolo.

Dove ho trovato la forza? Leggevo questo articolo qualche minuto fa, davvero illuminante. “Gelosia: quando il passato del partner è un’ossessione”. Parola dopo parola, ho capito che questo articolo stava esattamente parlando di me. Il che un po’ mi risolleva, vuol dire che sono un caso noto alla psicologia moderna. Non clinico, insomma.

La gelosia, sentimento nobile quanto bizzarro. Nobile perchè si sposa con l’amore, bizzarro perchè ti fa fare davvero tante cazzate (scusate il “francesismo”). Sì, lo ammetto son gelosa. E lo sono del suo passato. Perchè? Come racconta Riza.it nell’articolo succitato, ultimamente soffro di bassissima autostima unita a mancanza di interessi. Vivo in un’apatia spessa a grigia, come quei pensieri fissi e maledetti che ti stanno nella testa e non puoi metterli a tacere. E così pensi e ri-pensi, pensi ancora e costruisci realtà parallele e galassie in collisione. Certo, la mia gelosia non è propriamente nata dall’oggi al domani, c’è una ex di turno che non perde occasione di farsi sentire! Ma d’altra parte ho un partner meraviglioso, che in ogni modo possibile ed immaginabile cerca di darmi sicurezze e dedizione, amore. Ma io, corazzata della mia gelosia, non posso fare almeno di vedere pericoli ovunque, nemici, persone con cui competere. E quando mi rendo conto che, allungando il braccio non pende alcuna spada dalla mia mano, mi accorgo di quanto sia impotente, vulnerabile, insicura.

Sono insicura perchè ultimamente faccio confronti tra me e chi non dovrei, come la ex ad esempio: più grande, lavoro fisso, macchina, bella. Io vivo nel precariato dei titoli di giornale sui neo-laureati, appiedata, non bella. L’ho mai detto al mio lui? Sì, gliene parlavo proprio stasera davanti ad un piatto di noodle al curry. Sua risposta? “Se ho deciso di stare con te è perchè non la penso come te, è perchè tu sei tutto il contrario di quello che dici”. Ci ho creduto? No. Ma non perchè io non mi fida di lui, anzi! Ma perchè, tornando alla corazza di gelosia, mi sento totalmente impotente, vulnerabile, insicura. E aggiungerei infelice. Cosa gli ho risposto? “Sono felice con te ma non con me stessa”. Catastrofica  verità.

La felicità è essere felici con se stessi, accettarsi per quello che si è e vedere il bello che esiste ed è lì davanti ai nostri occhi. Essere realisti, senza però perdere quel minimo di ottimismo per sorridere alle piccole cose. Essere felici con poco. Il punto è che, ai miei occhi, non ho nulla per cui sorridere, semplicemente perchè non riesco a concentrarmi su quello. Mi concentro solo sui miei pensieri spessi e grigi, come nuvole cariche di pioggia che nascondono il sole e ne assorbono ogni raggio di luce.

Riza.it consiglia di fare almeno due cose: costruirsi nuovi interessi (così smetti di pensare) e aumentare la propria autostima. Due cose tanto facili da dire quanto difficili da concretizzare. Però un primo passo con questo post lo sto facendo, scrivere è da sempre un mio caro interesse e smettere per tutto questo tempo mi ha solo fatto del male. Ho bisogno del ticchettio delle dita sulla tastiera per scandire i miei pensieri e sentimenti, dar loro una forma e chiarirne la prospettiva. Guardarmi con distacco, guardarmi divenire lettere e parole, prosa di me stessa e nuova pagina della mia vita.

Mi piace essere un po’ poetica, sin da piccola ho scritto poesie. Ma ora non ho più l’ispirazione di una volta e faccio fatica a scriver metafore decenti. Sarà perchè tra università prima e lavoro ora, non ho più tempo e voglia di leggere. Apatia. Faccio così tanto che poi non ho voglia di far nulla. Sono in quella fase della vita in cui il mio unico interesse, al di fuori del lavoro, è fare pulizie: concentrarmi su ogni granello di polvere, macchia sul pavimento e grinza sui vestiti. Mi mette serenità, mi dà sicurezza poter mettere tutto in ordine. Ma non può essere un interesse. Mi piace molto anche cucinare, dovrei forse sperimentare di più in cucina, potrebbe essere motivo di svago e di arricchimento. Ma ciò che ora vorrei, più di ogni altra cosa, è ritrovare la mia ispirazione alla vita.

Dove l’ho persa esattamente? Andando indietro nel mio passato, quell’esperienza durata sei mesi mi ha alquanto devastata. E credo sia da lì che la mia insicurezza sia cominciata e pezzo dopo pezzo ho messo su la mia corazza. Mi guardo intorno e vedo che ognuna è meglio di me per una qualche ragione. Guardo me stessa e sospiro, scrollo le spalle e mi dico che non c’è alcuna speranza. Faccio quelle cose che si fanno per conquistare fiducia in se stesse, come il parrucchiere, una nuova borsa, una maglietta un po’ scollata…Ma non funzionano veramente.

Ho un ragazzo meraviglioso, forse troppo per me. Meraviglioso in ogni singola cosa. Dovrei essere felice ed appagata. E allora perchè sono gelosa del suo passato? Perchè, dentro di me, mi dico che io non sono l’unica ragazza che lui abbia trattato così bene. E allora soffro il confronto e penso che come sia finita con la sua ex, possa finire anche con me. Allora inizio a tremare e ho paura, alzo il braccio, nessuna spada e mi sento impotente. E, inconsciamente, inizio a costruire pensieri grigi e spessi con cui nascondermi e meditare. E’ come se volessi sferzare colpi con la mia immaginazione, immagino situazioni in cui potrei cambiare il suo passato oppure penso a come sia stato il suo passato, a cosa faceva lei, come lo coccolava e lo proteggeva. E in quello che penso facesse lei, rivedo me stessa e penso che ad un certo punto lui possa vedere lei in me e cambiare idea e andare via.

Bene, so che sono pensieri alquanto intricati e complicati. Sono pensieri spessi e grigi. Per essere felici, occorre più colore, più luce. Occorre che ci sia un temporale a cancellare via ogni nuvola e far ritornare il sole. Sì, ma come si scatenano i temporali? Danza della pioggia? Meditazione? Preghiere?

Bisogna solo aspettare, ma nel frattempo armarsi di un ombrello ed essere pronti. E sorridere, non guasta mai. Fare dell’inaspettato l’attesa perfetta.

Non devo perdermi d’animo, devo riconquistare me stessa. Le cose arriveranno, bisogna solo avere fiducia e fare del proprio meglio. Me lo dice sempre mia madre. Non ti affannare e non buttarti giù di morale. Più facile a dirsi che a farsi.

Non posso pensare a quello che non ho, che non potrei mai avere e che, soprattutto, non potrei mai cambiare (vedi passato di lui)! E allora a cosa servono tutti questi pensieri spessi e grigi? A far scatenare il temporale, forse sento qualche tuono. Sorrido.

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